La speranza è una trappola inventata dai padroni – Io spero che in Italia ci sia una bella rivoluzione

L’intervista integrale a una delle voci più coraggiose della cultura italiana, Mario Monicelli. Era il 19 marzo del 2010, pochi mesi prima dalla scomparsa del grande regista, e fu registrata in occasione della trasmissione evento Rai per una Notte.

Il padre di tutti gli indignati ci regala un punto di vista spietato sulla cultura, sulla televisione e sulla politica del nostro tempo

Domanda: gli italiani, gli intellettuali, gli artisti sono poco coraggiosi
Monicelli: sì, lo sono sempre stati. Sono stati 20 anni sotto un governo fascista ridicolo con un pagliaccio che stava lassù. Avete visto quello che ha combinato: ci ha dato un “impero”, ci ha mandato le “falangi romane” lungo via dell’impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra. Eravamo tutti contenti perché c’era uno che guidava lui, pensava lui: Mussolini ha sempre ragione! Lasciamolo lavorare! Tutti stavano buoni e zitti.

Domanda: gli italiani di allora somigliano anche agli italiani di adesso?
Monicelli: sì perché hanno detto: vedi c’è questo grande imprenditore, c’è questo imprenditore che ha detto: lasciatemi governare, votatemi perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari.
Benissimo! Hai voglia! E avanti! Sono 15 anni che tutti quanti aspettano, che credono. Gli italiani sono fatti così: vogliono che qualcuno pensi per loro e poi se va bene va bene, se va male poi l’impiccano a testa sotto. Questo è l’italiano.

Domanda: quindi il ritratto di Gassman e Sordi nella grande guerra non è tanto distante dai ritratti degli italiani che abbiamo a fianco in questo periodo.
Monicelli: sì, in un certo senso sì, però avevano una loro spinta personale, un orgoglio, una dignità della persona che noi abbiamo perso completamente. Ormai nessuno si dimette; tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare; a sopraffarci, a intrallazzare. Uno la prima cosa che fa è di mettersi d’accordo con un altro per superare le difficoltà. Non c’è nessuna dignità da nessuna parte, perciò sto parlando. È proprio la generazione che è corrotta, che è malata, che va spazzata via, non so da che cosa, non so da chi o, meglio, io lo saprei, ma lasciamo andare…

Domanda: non sento speranza nelle sue parole
Monicelli: la speranza di cui parlate è una trappola, una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni. La speranza è quella di quelli che ti dicono che Dio…state buoni, state zitti, pregate che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. Intanto, perciò, adesso, state buoni: ci sarà un aldilà. Così dice questo: state buoni, tornate a casa. Sì siete dei precari, ma tanto fra 2 o 3 mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto. State buoni, andate a casa e…stanno tutti buoni. Mai avere speranza ! la speranza è una trappola, una cosa infame inventata da chi comanda.

Domanda: e come finisce questo film Maestro?
Monicelli: come finisce non lo so. Io spero che finisca in una specie di…quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una rivoluzione che non c’è mai stata in Italia. C’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto, meno che in Italia. Quindi ci vuole qualche cosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto. Sono 300 ani che è schiavo di tutti e, quindi, se vuole riscattarsi…il riscatto non è una cosa semplice: è doloroso, esige anche dei sacrifici, sennò vadano in malora, come già stano andando da tre generazioni.

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